🇮🇹 La Varsavia commerciale e la crisi dell’ethos: quando la vita umana diventa un catalogo da supermercato.
L’azienda ucraina BioTexCom ha annunciato per questo fine settimana, nello specifico per il 12 e 13 settembre a Varsavia, l’organizzazione di un incontro promozionale volto ad attirare clienti interessati alla fecondazione in vitro e alla gestazione surrogata, con pacchetti commerciali che arrivano a toccare la cifra di 64.900 euro.
Fiera del Bambino di BioTexCom a Varsavia.
di Rosario Badia
Corrispondente AyL in Polonia

Un’iniziativa spregiudicata che ha immediatamente provocato la dura reazione delle organizzazioni pro-vita polacche, portando il caso dritto sul tavolo della Procura. L’Istituto Ordo Iuris ha infatti presentato un esposto alla Procura del distretto di Varsavia-Śródmieście affinché si indaghi se l’organizzazione di tali programmi possa configurare reati gravi come adozione illegale, preparazione alla tratta di persone e partecipazione a un gruppo criminale organizzato, chiedendo contestualmente alle autorità polacche di impedire lo svolgimento dell’evento.
L’azienda, specializzata in riproduzione assistita, offre consulenze individuali e dispone di un sito web e di canali di comunicazione interamente in polacco per adescare potenziali clienti. I prezzi dei suoi pacchetti oscillano approssimativamente tra i 37.000 e i 65.000 euro (fino a 64.900 euro per la soluzione più onerosa). I servizi proposti includono l’intero ciclo industriale della riproduzione: dalla selezione della donna gestante e dalle procedure di fecondazione fino al coordinamento della gravidanza, del parto e alla successiva consegna del neonato ai committenti. È proprio questo sfacciato carattere commerciale che ha spinto i detrattori a definire l’appuntamento una vera e propria «fiera dei bambini», laddove l’azienda preferisce edulcorarlo definendolo una conferenza di consulenza.
La convocazione assume una valenza particolarmente grave in Polonia, un Paese sprovvisto di un quadro normativo che legalizzi la gestazione surrogata. L’esposto depositato da Ordo Iuris lo scorso 2 settembre punta a dimostrare come la consegna remunerata di minori aggiri deliberatamente le procedure di adozione previste dalla legge polacca. L’Istituto ha inoltre promosso una petizione popolare per bloccare l’evento, denunciando come questo modello economico trasformi il corpo della donna in un mero strumento produttivo per terzi e il bambino nell’oggetto di una transazione commerciale. Una posizione che Ordo Iuris porta avanti da anni nelle sedi internazionali, inclusi l’ONU e le istituzioni europee, proponendo un protocollo aggiuntivo alla Convenzione sui Diritti del Bambino che vieti espressamente la gestazione surrogata.
Tuttavia, lo scenario polacco offre spunti di profonda amarezza e riflessione critica. È altamente indicativo che in una terra dove la natalità è stata un trend in crescita nell’ultimo decennio, associazioni radicali come Piekło Kobiet, che lottano per la liberalizzazione dell’aborto, vedano oggi trionfare queste campagne di una vita concepita non più come dono, ma come scelta opzionale, selezionata e funzionale a ogni capriccio, esattamente come in un supermercato dove si sceglie il taglio di carne che più aggrada.
In questo desolante panorama, sorge spontanea una domanda lacerante: dove sono finite le battaglie e l’eroico alzarsi in piedi di San Giovanni Paolo II per proteggere la vita dal suo naturale concepimento fino al suo naturale tramonto?
Il mondo laico e l’associazionismo pseudoliberale avanzano in una Polonia dove la memoria di Wojtyła sembra ormai tragicamente dimenticata. Vescovi e pastori appaiono di fatto in comunione prima con Bergoglio e ora con Prevost, in un clima ecclesiale in cui l’oikos (il benessere mondano, la convenienza, l’adattamento al mondo) finisce per prevalere nettamente sull’ethos della verità evangelica. Chi ricorda oggi la dirompente forza di Madre Teresa e il suo celebre discorso al Premio Nobel? Con la sua soprannaturale carica spirituale, quella donna minuta tenne incollati all’ascolto gli astanti con una testimonianza di radicale difesa dei più deboli che appare oggi di spaventosa e disattesa attualità — forse proprio il motivo per cui l’establishment contemporaneo premierà sempre meno un vero cattolico coerente.
Eppure, per infinita misericordia, Dio negli ultimi tempi non abbandona la sua Chiesa. Tra le tenebre di questo compromesso generalizzato, figure come Padre Alessandro Minutella — il Leone di Maria, a cui sono sempre stati devoti e che ora ha recentemente inaugurato un ciclo di catechesi coraggiose e profetiche in difesa dell’etica familiare e del diritto alla vita, senz’altro illuminato dal Cielo — continuano a far luce. Questa opera di riscoperta non si limita ai giganti del recente passato come Wojtyła e Benedetto XVI, ma va a riannodare i fili con figure profetiche come Paolo VI, il quale in pieno Sessantotto, epoca di rivoluzioni e mutamenti antropologici profondi, ebbe il coraggio di mantenersi inflessibilmente fedele al deposito della fede circa l’esercizio della sessualità pubblicando la sua Humanae Vitae.
Oltre agli esposti alla Procura, tuttavia, qui non bastano le azioni legali: occorre una vera resistenza spirituale fondata sulla preghiera con la corona in mano. Come la Madonna stessa ha promesso a Fatima, non c’è situazione, per quanto grande e difficile, sia essa personale, internazionale o mondiale, che non possa risolversi con la forza della preghiera del Santo Rosario. L’azione legale e la resistenza spirituale tracciano così la linea di un fronte che non si arrende: la battaglia non è più solo etica, ma una questione di sopravvivenza della civiltà umana di fronte all’avanzata inesorabile della barbarie mercantile.
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