🇮🇹 DISNEY AMMETTE CIÒ CHE L’IDEOLOGIA VUOLE NASCONDERE. Di Rosario Badia

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di Rosario Badia

Corrispondente AyL in Polonia

 

Rosario Badia, corresponsal AyL en Polonia
Rosario Badia, corresponsal AyL en Polonia

 

 

In un’epoca in cui persino l’ovvio veniva messo in discussione, Walt Disney Animation Studios arriva a rivelare — come prevedibile — una verità che trascende culture e credenze: un bambino nella vita di sua madre è un bambino. E quando si perde un bambino, il dolore è lo stesso di un grande dolore.

Nel corso degli anni in cui la compagnia, per dirla in modo lieve, ha esplorato lo stile classico delle sue storie, affrontando temi e approcci poco abituali rispetto allo spirito dei racconti tradizionali, diventando un punto di riferimento per tematiche marginali e mode completamente mondane, questo cortometraggio segna un inatteso punto di svolta: finalmente offre un’opera che molti considerano raccomandabile.

Il cortometraggio “Versa”, diretto da Malcolm Pierce e disponibile su Disney+ a partire dal 27 marzo 2026, racconta la storia intima di una giovane coppia che vive con un figlio, celebra la gioia della speranza e poi affronta il devastante colpo della perdita. Non ci sono slogan politici né dibattiti militanti.

C’è qualcosa di molto più potente: la realtà umana.

Disney descrive il film come una storia di “perdita, lutto e redenzione”. Ma ciò che è veramente sorprendente è il modo in cui il cortometraggio presenta il bambino: non come un incidente, non come un processo biologico, non come un concetto astratto.

Ma come essere.

Una presenza che trasforma.

Un’assenza che rimane.

Una vita piena ancora prima della nascita.

Ed è qui che emerge un punto che molti hanno cercato di mettere a tacere nel corso degli anni: la vita prenatale ha un valore umano profondo, concreto e reale.

Siamo figli del Dio vivente, e per questo è confortante — anche se solo in minima parte — che questo tema cominci a essere affrontato, anche indirettamente. C’è qualcosa di profondamente umano nel riconoscere il valore di una vita che è appena iniziata, e quando perfino l’industria dell’intrattenimento allude a questa verità, si percepisce che, in definitiva, la realtà continua a manifestarsi.

Non è un caso che Versa possieda questo potere emotivo. Il cortometraggio nasce da una storia reale: Malcolm Pierce e sua moglie, Keely Tateossian, hanno perso il loro figlio Cooper, al quale è dedicata l’opera. Questa esperienza reale permea ogni scena e conferisce al film una profondità insolita.

Parla dell’amore per un bambino prima della sua nascita e del dolore autentico per la sua perdita.

E così, la conclusione è inevitabile:

Se la perdita di questo bambino è un dolore reale,
se il bambino è amato, desiderato e rappresentato,

nessuno può continuare a ripetere l’idea disumanizzante che sia solo “un insieme di cellule”.

La verità è più forte di qualsiasi narrazione.

E questa volta, persino Disney finisce per mostrarla.

Per recuperare una prospettiva pienamente cristiana, è necessario andare oltre: riconoscere che Dio è l’unico Autore della vita, con la collaborazione dei genitori, ma è Lui che dona la vita all’anima immortale e che, nel suo insondabile piano di salvezza, può disporne come vuole, senza intervento umano e senza permettere che bambini, adulti o chiunque altro la amministrino. E, considerando ciò che Disney rappresenta oggi, il solo fatto che abbia prodotto un cortometraggio come questo è di per sé significativo.


 

 

 

 

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