🇮🇹 Quando la liturgia diventa aperitivo: la falsa chiesa avanza, la vera resiste. Di Rosario Badia

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Polemica a Vicenza: messa davanti a un bar

 

 

 

di Rosario Badia

Corrispondente AyL in Polonia

 

Rosario Badia, corresponsal AyL en Polonia
Rosario Badia, corresponsal AyL en Polonia

 

 

In provincia di Vicenza un sacerdote, don Dino Rampazzo, ha deciso di celebrare la Messa davanti a un bar, con tanto di momento conviviale finale e “buoni confessione” da riscattare offrendo un bicchiere. L’iniziativa, raccontata con toni entusiastici da Dagospia, viene presentata come una soluzione creativa al problema delle chiese vuote.
Ottanta persone presenti, clima informale, applausi, foto, simpatia. Tutto molto moderno, tutto molto “vicino alla gente”.

Ma è proprio qui il punto: vicino a quale gente? E soprattutto: lontano da Chi?

Perché questa non è pastorale.
È resa.

È la resa di una Chiesa che, non sapendo più parlare di Dio, cerca di parlare come il mondo. Una Chiesa che, non avendo più il coraggio di annunciare il Sacro, tenta di sopravvivere trasformando la liturgia in un evento sociale, un happening, un aperitivo spirituale.
E allora si scende in piazza, si va al bar, si inventano biglietti per “espiare” bestemmiando con un drink. Tutto purché qualcuno si avvicini, purché si faccia numero, purché si possa dire: “Eravamo in ottanta”.

Questa corsa alla creatività pastorale è il sintomo di un problema più profondo:
la perdita del senso del sacro, la perdita della centralità dell’Eucaristia, la perdita della consapevolezza che Dio non si cerca “dove capita”, ma dove Egli ha scelto di farsi presente.

Il sacerdote dell’articolo afferma:
> “Dio non è dove ci sono le persone?”

No.
Dio è dove Lui ha stabilito di essere: nel Tabernacolo, nella Santa Messa, nel sacrificio dell’Altare.
Non nel piazzale di un bar per attirare i giovani con un bicchiere offerto.

E l’intrattenimento, per definizione, deve sempre alzare la posta: oggi la Messa al bar, domani dove? Al centro commerciale? O in discoteca?

Questa non è altro che l’ennesima mostra della chiesa bergoprevostiana, una struttura che privilegia l’effetto, la socialità, la creatività pastorale, mentre la dimensione sacrale viene progressivamente marginalizzata.

Mentre assistiamo a Messe‑aperitivo, liturgie‑spettacolo, sacerdoti che trasformano l’altare in un palcoscenico e la fede in un intrattenimento, non possiamo non porci una domanda che brucia:

Che crimine hanno commesso i sacerdoti del Sodalizio?

Don Alessandro, record di scomuniche accumulate e riduzione allo stato laicale nello stesso atto.
Don Enrico, anch’egli scomunicato a cui è seguito Don Ramón, con un record mondiale di scomunica in 24 ore esatte.
E infine Fra Celestino, ultimo dei francescani che cammina con i soli sandali e il saio, nello spirito più autentico del fondatore.

Tutti ovviamente senza processo e senza ascolto.

Di cosa sono colpevoli?

Di aver difeso la fede cattolica.
Di aver proclamato che la verità non cambia.
Di aver rifiutato di piegarsi alla falsa chiesa bergoprevostiana.

Noi restiamo ai posti di combattimento, con la corona del Rosario in mano, dietro ai Santi Sacerdoti, guardiani del Piccolo Resto che, nella vera sequela di Cristo unico Pastore, ci conducono al cielo.
Il resto sono chiacchiere da bar.

 

 

https://m.dagospia.com/cronache/soluzione-alle-chiese-vuote-i-bicchieri-pieni-in-provincia-vicenza-prete-473632

 

 


 

 

 

 

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