FIRMA INVITADA: PROGREMODERNISMO, VERDAD Y HEREJÍA.

Juan Donnet

 

 

 

 

Jesús Nuestro Señor dijo: Yo soy la Verdad.

El progremodernismo dentro de la Iglesia ha logrado devaluar hasta lo inverosímil el concepto de Verdad.

Se ha convertido en un concepto de connotaciones negativas y opuesto a un supuesto Amor…..

Suscita miradas perplejas el concepto de Verdad; cuando no ira y enojo.

En el fondo es Cristo mismo quien suscita ese rechazo y odio instintivo a la estulticia dañina y tóxica del progremodernismo.

Quien detesta la Verdad, detesta a Cristo.

La Verdad para el progremodernismo es odiosa, autoritaria, despótica, tiránica, despiadada, inconveniente…está en contra de lo que él cree que es el amor…..

En realidad el progremodernismo no puede concebir cláramente la Verdad Absoluta que es Cristo, por cuanto es relativista. Ni siquiera ya concibe el sano y elemental principio lógico de No Contradicción; por eso el progremodernista se contradice todo el tiempo; oscila como una serpiente y dice en cada lugar una cosa distinta y excluyente de lo que dijo antes….todo sea para fascinar demagógicamente a una masa de bautizados ya inerte que no percibe ese discurso absurdo y contradictorio; solo se detiene en la apariencia del que habla; si sonríe y parece friendly…..

Por esa misma razón de que no ama la Verdad -la odia en realidad- no rechaza la herejía. No puede concebir el carácter destructivamente infernal de la Herejía.

Para el progremodernismo la caridad es solamente material y consiste en decir a cada uno lo que quiere escuchar, bendiciéndolo -lluvia de comillas- y haciéndolo quedarse tranquilo en el pecado y el camino de la perdición. Porque tampoco cree ni concibe la Salvación ni la Perdición trascendentes y eternas. Ni concibe a Cristo como liberador del Demonio y del Pecado. Sino como un simple hombre que cree ejemplar, luego de sometido al baño tóxico de corrección política apropiada.

El que ama a Cristo, odia la Herejía. Amor y odio que el progremodernismo no puede siquiera concebir….

Solo la Verdad libera.

 

 

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10 respuestas

  1. ¿ La doctrina no cambia ? Peor. Se arrincona o se interpreta a gusto del consumidor, laxista por supuesto. La rigidez es el peor pecado para la misericorditis, que se va tragando todo, eso sí, por la puerta de atrás, al modo farisáico.
    Os traigo el último editorial de La Nuova Bússola Quotidiana.

    DOTTRINA E PASTORALE
    «No aborto, famiglia una sola», dice il Papa. Sì, ma…
    EDITORIALI18-06-2018
    Se padre Martin parlerà di integrazione, di accoglienza, di accompagnamento e di discernimento la dottrina non verrà formalmente negata ma verrà messa da parte con un “sì, ma”. Ma mettere da parte la dottrina e fare come se essa non fosse vuol dire cambiarla (senza dirlo).

    Papa Francesco, come riportato da la NBQ ieri, parlando al Forum delle famiglie italiano, ha ribadito che la famiglia è una sola ed è formata da un uomo e un maschio e da una femmina, con la negazione di altri tipi di famiglia compresa quella cosiddetta omosessuale. La dichiarazione del Papa è stata messa in relazione con l’annunciata partecipazione come relatore del gesuita padre James Martin, sostenitore delle famiglie arcobaleno, al prossimo forum Mondiale della Famiglia atteso a Dublino, come se Francesco lo avesse sconfessato.

    Se questa interpretazione fosse corretta, ne dovrebbe conseguire una revisione del programma della IX Giornata Mondiale delle Famiglie prevista in agosto nella capitale irlandese e l’eliminazione della conferenza di padre Martin. Ma io non credo che sarà così, penso invece (ben disposto ad essere smentito, naturalmente) che la conferenza Martin verrà confermata. Nella Chiesa di oggi la discontinuità tra dottrina e pastorale e il pluralismo dottrinale sono, purtroppo, cose ampiamente acquisite. Il che richiede una nuova considerazione anche di questi pronunciamenti del Papa.

    I vescovi irlandesi, in occasione del recente referendum sull’aborto, hanno accettato una legge che permetta l’aborto in modo legale, sicuro e raro. La “rarità” è stata ritenuta sufficiente ad accettare una legge che comporta l’uccisione di un essere innocente e a confermare la teoria del male minore assolutamente condannata dalla morale cattolica. Una cosa simile ha detto il cardinale Bassetti a proposito della nostra legge 194. Nessuno, da Roma, li ha richiamati. Ora Papa Francesco dice al Forum delle famiglie italiano che l’aborto è come l’olocausto nazista fatto con i guanti bianchi. Bene, ma questa verità come si combina con quella dei vescovi irlandesi? Come si combinano le affermazioni del Papa sulla famiglia con la conferenza di Padre Martin a Dublino?

    Si tratta di incidenti? Di incomprensioni? Di fughe in avanti? Credo che ci sia qualcosa di più profondo. Oggi il magistero stesso insegna che la dottrina può e deve essere interpretata. Mi limito qui a citare solo l’Esortazione Amoris Latitia: “Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”.

    All’origine di questa impostazione c’è l’idea che anche la fede degli apostoli sia stata interpretazione e non conoscenza, perché, come è stato detto, non c’era il registratore ai tempi di Gesù. L’interpretazione è qui intesa nel senso che vi hanno dato il filosofo tedesco Gadamer e l’esistenzialismo in genere. Di un testo, sia esso la Bibbia o la Repubblica di Platone, oggi possiamo dire di conoscerlo meglio del suo stesso autore, grazie appunto alla storia delle interpretazioni che ne hanno sviluppato il senso originario, senza mai poter arrivare alla “lezione”, ossia al suo primo e fondante significato. Intesa in questo senso l’interpretazione è una fonte di sempre nuove verità in dipendenza dal momento storico da cui nascono le sempre nuove precomprensioni. É storicismo? Direi di sì. Ai fini del nostro discorso è sufficiente riconoscere che questa visione delle cose porta necessariamente a diverse interpretazioni, con la possibilità che il Papa dica una cosa e padre Martin a Dublino ne dica un’altra. Si badi bene che la cosa si pone anche al livello diocesano, ove è possibile che il vescovo dica una cosa e in Seminario se ne insegni un’altra. E non si tratta di incidenti imprevisti.

    Poi c’è la grande questione del rapporto tra la teoria e la prassi. Nel caso in parola sarà sufficiente sostenere che a Dublino padre Martin non si occuperà della dottrina morale naturale e cattolica ma che si occuperà di pastorale, così che le cose che egli dirà potranno essere dette in contrasto con quanto affermato del papa al Forum delle famiglie italiane da cui siamo partiti. É dal Vaticano II che viviamo questo equivoco, ma oggi più di sempre. Se padre Martin parlerà di integrazione, di accoglienza, di accompagnamento e di discernimento la dottrina non verrà formalmente negata ma verrà messa da parte con un “sì, ma”. Ma mettere da parte la dottrina e fare come se essa non fosse vuol dire cambiarla (senza dirlo).

    E perché mai questo non dovrebbe essere permesso, se esistono “diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano”?

  2. Ya perdonaréis que insista, pero Bergoglio se ha pronunciado en contra exclusivamente de los abortos selectivos. ¿ Es también selectivo Bergoglio en cuestión de aborto ?http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/06/17/francesco-contro-i-matrimoni-gay-e-gli-aborti-selettivi/

  3. Un amico mi dice: «Sarai contento ora che Francesco ha parlato a favore della famiglia formata da un uomo e una donna. Non è quello che voi “tradizionalisti” gli chiedete?».

    La mia risposta è molto semplice: non sono contento. E per diversi motivi.

    Il primo motivo è che se si è arrivati al punto da segnalare come novità e motivo di soddisfazione il fatto che il papa abbia detto qualcosa di cattolico significa che qualcosa non funziona.

    Il secondo motivo è che quelle parole pronunciate a braccio contengono errori e alimentano equivoci.

    Risentiamole.

    «Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero».

    Concentriamoci su quella frase del papa: «Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano».

    Domanda: è davvero così? Davvero è sufficiente che un uomo e una donna, sebbene non credenti, si amino e siano uniti in matrimonio (quale? civile? cattolico?) perché siano immagine e somiglianza di Dio? E davvero si può chiamare Paolo a supporto della tesi?

    Vediamo.

    Prima di tutto occorre leggere Efesini 5 integralmente.

    «1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. 3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto: “Svègliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà”. 15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. 21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito».

    Ecco qua. Come si può ben vedere, Paolo dice sì che i due che vanno a formare una carne sola diventano un «mistero grande», ma soltanto se lo fanno alla luce di Cristo, secondo la legge divina e nella Chiesa. Sostenere che qualsiasi coppia, anche non credente, è per ciò stesso «mistero grande» è una distorsione. Grave.

    Non basta amarsi e unirsi in matrimonio (anche civile?) per essere immagine e somiglianza di Dio. Non è l’amore umano che santifica il matrimonio. Ciò che santifica l’unione e la rende immagine di Dio è la presenza di Dio. Se io non invito Dio al mio matrimonio, se non mi unisco in matrimonio alla luce di Cristo e in obbedienza alla legge divina, se non chiedo la benedizione divina, se non vivo il matrimonio nella dimensione sacramentale, io posso amare quanto voglio ma non posso ritenere che la mia unione mi porti a essere immagine e somiglianza di Dio. Né posso utilizzare Paolo per tirare l’acqua al mio mulino. Anche perché le parole di Paolo (unite a quelle di Gesù in Matteo, 19,3-6) hanno una conseguenza decisiva, che è l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.

    Ecco il motivo per cui non posso essere contento della frase del papa. Perché, una volta ancora, è fonte di confusione.

    Mi si dirà: ma tu sei incontentabile! No, cerco solo di essere cattolico.

    Ma c’è un terzo motivo per cui non sono contento.

    Il papa che davanti al Forum delle famiglie difende la famiglia tra uomo e donna e condanna l’aborto è lo stesso che poi invita padre James Martin, paladino della causa LGBT, all’Incontro mondiale delle famiglie di Dublino. È lo stesso che (di ritorno da Rio de Janeiro) dice che su questioni come aborto e matrimoni tra persone dello stesso sesso non è necessario ritornare, è lo stesso che lascia invitare in Vaticano esponenti della cultura abortista, lo stesso che sostiene di non aver mai capito l’espressione «valori non negoziabili», lo stesso che in Amoris laetitia sostiene la morale del caso per caso, e via dicendo.

    Allora? Qual è l’insegnamento del papa?

    La risposta è che l’insegnamento del papa, con Francesco, non vuole più ribadire la verità ma, come lui ama dire, «avviare processi». Lo ha spiegato molto bene il professor Roberto Pertici nel suo saggio Fine del cattolicesimo romano. Siamo di fronte a un pontificato che intende destrutturare il papa e il pontificato stesso, rendere più elastico e adattabile il magistero, depotenziare alcuni sacramenti, sminuire l’importanza della ricerca di principi stabili, sostenere il primato della (presunta) concretezza della realtà sulla (presunta) astrattezza della legge.

    Di questo si dovrebbe parlare quando ci si confronta sull’attuale pontificato. Senza mai stancarsi di segnalare, in ogni caso, le contraddizioni interne e i veri e propri errori dottrinali, voluti o non voluti che siano.

    Aldo Maria Valli

  4. No hay desmentidos, ni del vaticano ni de la nunciatura ni del obispado, pero sí hay una denuncia formal con firmas de los testigos. El mejor desmentido: la prueba del ADN. https://adelantelafe.com/nuevos-datos-sobre-el-escandalo-del-cardenal-ticona/

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