🇮🇹 IL TRADIMENTO: IL BACIO CHE FERISCE IL CUORE DI DIO. Di Vicente Montesinos

Ci sono peccati che nascono dalla debolezza. Altri germogliano dall’ignoranza. Alcuni vengono commessi sotto l’impeto di una passione disordinata, in un’ora di confusione o di paura. Ma il tradimento appartiene a una categoria più oscura. Non è semplicemente cadere: è consegnare. Non è soltanto ferire: è aprire dall’interno la porta attraverso la quale entra il nemico.

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IL TRADIMENTO

 

 

di Vicente Montesinos

Direttore dI Adoración y Liberación

 

Ci sono peccati che nascono dalla debolezza. Altri germogliano dall’ignoranza. Alcuni vengono commessi sotto l’impeto di una passione disordinata, in un’ora di confusione o di paura. Ma il tradimento appartiene a una categoria più oscura. Non è semplicemente cadere: è consegnare. Non è soltanto ferire: è aprire dall’interno la porta attraverso la quale entra il nemico.

Il traditore non viene solitamente da lontano. Non si presenta con il volto scoperto dell’avversario. Siede alla stessa tavola, conosce la casa, ascolta le confidenze, riceve fiducia, condivide il pane e impara dove si trovano i punti deboli. Per questo il tradimento provoca una ferita diversa da tutte le altre. Il nemico dichiarato colpisce il corpo; il traditore cerca di raggiungere il cuore.

La Sacra Scrittura conosce molto bene questa tragedia. La storia della salvezza è attraversata da fedeltà luminose e da tradimenti che sembrano voler spegnere l’opera di Dio. Dalla disobbedienza dei nostri progenitori fino al bacio di Giuda, il peccato appare sempre come una rottura della fiducia. L’uomo riceve un dono, abita un’alleanza, conosce l’amore e, tuttavia, volge la mano contro colui che gli ha fatto del bene.

Non ogni tradimento raggiunge la stessa gravità. Ma ogni vero tradimento contiene una profonda perversione morale: utilizzare un legame santo per provocare un danno. Là dove avrebbe dovuto esserci gratitudine, introduce il calcolo. Dove avrebbe dovuto esserci lealtà, pone l’ambizione. Dove c’era amicizia, installa un agguato.

 

I. IL MISTERO DELLA FIDUCIA PROFANATA

 

Il tradimento è possibile soltanto là dove prima vi è stata fiducia. Nessuno può tradire ciò a cui non è mai appartenuto. Nessuno può consegnare un segreto che non ha mai ricevuto. Nessuno può infrangere un’alleanza nella quale non è mai entrato.

Per questo la gravità del tradimento cresce in proporzione al bene ricevuto. Quanto più alta è la fiducia, tanto più terribile è la sua profanazione. Il servo che tradisce un padrone giusto, l’amico che vende l’amico, il coniuge che infrange la propria promessa, il discepolo che consegna il maestro, il sacerdote che abbandona la verità che ha giurato di custodire: tutti distruggono non soltanto una relazione umana, ma qualcosa che possedeva una dimensione sacra.

Il Salmo esprime con precisione straziante questo dolore:

«Se fosse un nemico a insultarmi, lo sopporterei; se si levasse contro di me colui che mi odia, potrei nascondermi da lui. Ma sei tu, un uomo come me, mio amico e mio confidente, con il quale vivevamo una dolce intimità e camminavamo insieme nella casa di Dio» (cfr. Sal 54).

La ferita non deriva unicamente dal male commesso, ma da chi lo commette. Il cuore si domanda: come ha potuto farlo qualcuno che conosceva il mio amore? Come ha potuto alzare la mano colui che era stato accolto? Come ha potuto utilizzare contro di me ciò che io gli avevo consegnato come segno di fiducia?

Il tradimento trasforma un dono in un’arma. Questa è la sua perversità più propria.

 

II. GIUDA: LA TEOLOGIA DEL BACIO

 

Ogni riflessione cristiana sul tradimento termina inevitabilmente davanti a Giuda Iscariota.

Giuda non era un estraneo. Fu scelto. Ascoltò la voce di Cristo. Fu testimone dei miracoli. Camminò accanto al Verbo incarnato. Vide i ciechi riacquistare la vista, i morti tornare alla vita, i peccatori ricevere misericordia. Mangiò il pane moltiplicato dalle mani di Gesù e ricevette da Lui il potere di predicare e scacciare i demoni.

E tuttavia Lo consegnò.

Il Vangelo non presenta il suo peccato come un impulso improvviso. Il tradimento maturò lentamente. Prima del bacio vi fu l’avidità. Prima della consegna vi fu un’infedeltà interiore. San Giovanni afferma che Giuda rubava dalla cassa comune. Quella mano che sottraeva segretamente il denaro finì per indicare pubblicamente l’Innocente.

Il peccato raramente comincia con l’atto definitivo. Prima si tollera una piccola slealtà. Poi si giustifica una doppia vita. In seguito la coscienza si indurisce. Infine, l’anima arriva a compiere ciò che un tempo avrebbe considerato mostruoso.

Giuda chiese ai sommi sacerdoti:

«Quanto volete darmi perché io ve Lo consegni?» (Mt 26,15).

In questa frase è racchiusa l’anatomia di ogni tradimento. Prima si calcola il prezzo. Poi si riduce una persona a merce. Infine, ci si convince che il beneficio ottenuto giustifichi l’infamia.

Ma l’elemento più terribile non furono le monete. Fu il bacio.

Giuda avrebbe potuto indicare Cristo da lontano. Avrebbe potuto pronunciare il Suo nome. Avrebbe potuto segnalare il luogo in cui si trovava. Ma scelse un segno di amicizia. Utilizzò il gesto dell’amore come strumento di morte.

«Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?» (Lc 22,48).

Questa domanda di Cristo attraversa i secoli. Non accusa soltanto Giuda. Interroga tutti coloro che utilizzano parole sante per nascondere intenzioni perverse. Coloro che parlano di fraternità mentre preparano un’espulsione. Coloro che invocano l’obbedienza per distruggere la verità. Coloro che dicono di difendere la Chiesa mentre perseguitano i fedeli. Coloro che sorridono, abbracciano e benedicono mentre cospirano.

Il bacio di Giuda rappresenta l’ipocrisia portata al suo culmine: l’apparenza dell’amore al servizio dell’odio.

III. IL TRADIMENTO COMINCIA MOLTO PRIMA DI DIVENTARE VISIBILE

 

Nessuno diventa traditore in un istante.

Il tradimento esteriore è la conclusione di un’apostasia interiore. Prima di abbandonare una causa, il cuore ha già cominciato a separarsene. Prima di vendere una persona, si è cessato di amarla. Prima di consegnare la verità, si è iniziato a negoziare con la menzogna.

Giuda continuò a camminare con Cristo quando il suo cuore non era più con Lui.

Questa è un’avvertenza terribile. Si può rimanere fisicamente vicini a ciò che è santo mentre l’anima se ne allontana. Si può conservare un incarico, una veste, una responsabilità o un’apparenza esteriore e avere già abbandonato interiormente ciò che si rappresenta.

Nostro Signore disse:

«Questo popolo Mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da Me» (Mt 15,8).

Il tradimento cresce in questa distanza. Quando il cuore si allontana da Dio, la fedeltà comincia ad apparire come un peso. L’obbedienza viene interpretata come umiliazione. La gratitudine si trasforma in risentimento. Il servizio diventa desiderio di dominio.

Il traditore riscrive spesso la storia per poter convivere con sé stesso. Dimentica i beni ricevuti, ingigantisce le offese, inventa intenzioni, si presenta come vittima e finisce per credere che il proprio tradimento sia stato un atto di giustizia.

Così opera l’orgoglio: non sopporta di riconoscersi colpevole e ha quindi bisogno di trasformare il benefattore in nemico.

 

IV. LE MONETE D’ARGENTO CAMBIANO NOME

 

Non tutti i tradimenti vengono commessi per denaro. Le trenta monete assumono molte forme.

Per alcuni, il prezzo è il potere.

Per altri, il prestigio.

Per altri ancora, l’accettazione del mondo.

Per altri, la tranquillità di non essere perseguitati.

Per altri, un incarico, una promozione, un’influenza o un applauso.

Esiste anche chi tradisce per paura. San Pietro rinnegò Cristo, ma non lo fece mosso dall’odio o dal calcolo, bensì dalla codardia. La sua caduta fu grave, ma non ebbe la stessa radice di quella di Giuda. Pietro pianse amaramente perché il suo cuore continuava ad amare, anche se la sua volontà aveva ceduto.

Qui appare una distinzione fondamentale.

Il debole cade e può tornare.

Il traditore giustifica la propria caduta e pretende di trasformarla in virtù.

Pietro fu vinto dalla paura e si pentì.

Giuda si lasciò dominare dall’avidità, portò a compimento la consegna e cadde nella disperazione.

Il pentimento non consiste soltanto nel sentirsi male per le conseguenze. Consiste nell’odiare il peccato perché ha offeso Dio. Pietro pianse perché aveva rinnegato il Signore. Giuda si angosciò perché vide il risultato della propria azione, ma non si gettò con fiducia ai piedi della Misericordia.

Anche dopo il tradimento, Cristo avrebbe potuto perdonarlo. Il sangue versato sul Calvario era sufficiente anche per Giuda. Ma il traditore aggiunse al proprio peccato la disperazione, come se la sua colpa fosse più grande della misericordia divina.

 

V. IL TRADIMENTO DI CRISTO NELLA SUA CHIESA

 

Cristo continua a essere tradito nel Suo Corpo Mistico.

Lo si tradisce quando la Sua dottrina viene mutilata per piacere al mondo.

Lo si tradisce quando la Croce viene nascosta per non disturbare.

Lo si tradisce quando l’apostasia viene chiamata progresso e la tolleranza dell’errore viene chiamata carità.

Lo si tradisce quando i pastori preferiscono l’approvazione dei potenti alla difesa delle anime.

Lo si tradisce quando la fede ricevuta dagli Apostoli viene trattata come un oggetto vecchio da adattare allo spirito del secolo.

San Paolo ammonì severamente:

«Verrà tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina, ma, secondo le proprie passioni, si circonderanno di maestri che accarezzino le loro orecchie; distoglieranno l’udito dalla verità e si volgeranno alle favole» (2 Tm 4,3-4).

Il tradimento dottrinale può risultare più devastante della persecuzione aperta. Il persecutore cerca di distruggere la Chiesa dall’esterno. Il modernista cerca di trasformarla dall’interno. Il primo attacca il tempio; il secondo altera l’altare. Il primo minaccia il credente; il secondo gli cambia la fede senza che egli riesca ad accorgersene.

La Chiesa ha sofferto persecuzioni sanguinose, ma ha anche patito l’infedeltà di coloro che, conservando titoli ecclesiastici, hanno servito idee contrarie alla fede.

Non basta indossare vesti sacre per essere fedeli. Giuda apparteneva al Collegio Apostolico. La dignità dell’incarico non garantisce la santità del cuore.

Quanto più grande è la missione ricevuta, tanto più grande sarà il conto che Dio esigerà.

 

VI. IL TRADIMENTO TRA GLI UOMINI

 

Il tradimento ferisce in modo particolare perché distrugge la memoria condivisa. All’improvviso, i momenti vissuti, le parole pronunciate e le promesse fatte sembrano assumere un significato diverso. La persona tradita rilegge il passato e si domanda che cosa sia stato vero e che cosa sia stato fingimento.

Non sempre esiste una risposta.

A volte l’affetto era reale e in seguito si è corrotto. Altre volte vi era fin dall’inizio un’intenzione interessata. In entrambi i casi, il danno è profondo.

Tuttavia, il cristiano deve evitare due pericoli opposti.

Il primo è l’ingenuità. Nostro Signore comandò di essere semplici come colombe, ma anche prudenti come serpenti. La carità non obbliga a fidarsi ciecamente di chi ha dimostrato di essere sleale. Perdonare non significa restituire immediatamente l’accesso al luogo dal quale è stato compiuto il tradimento.

Il perdono è un dovere.

La riconciliazione esige verità e pentimento.

La restituzione della fiducia richiede prove.

Chi ha tradito non può pretendere che tutto continui come se nulla fosse accaduto. La fiducia non si reclama: si ricostruisce.

Il secondo pericolo è l’odio. Il tradimento può inoculare nell’anima un’amarezza che finisce per assomigliare al male ricevuto. Chi è stato tradito corre il rischio di rimanere legato al traditore, non più attraverso l’affetto, ma attraverso il risentimento.

Cristo non ci chiede di chiamare bene ciò che è male. Non esige che si neghi la gravità del danno. Ma comanda di perdonare, perché l’odio incatena la vittima al peccato del colpevole.

Perdonare non significa dichiarare innocente il traditore.

Significa consegnarlo al giudizio di Dio e rifiutarsi di permettere che il suo peccato governi anche il nostro cuore.

 

VII. QUANDO I GIUSTI VENGONO ABBANDONATI

 

Il tradimento è spesso accompagnato dall’abbandono.

Nel Getsemani non vi fu soltanto un Giuda che consegnò. Vi furono anche discepoli che fuggirono. Uno tradì; gli altri ebbero paura. E Cristo rimase apparentemente solo.

Questa scena si ripete nella vita di coloro che difendono la verità. Finché una causa appare vincente, molti desiderano starle vicino. Quando arrivano la persecuzione, la calunnia o il pericolo, compaiono le distanze, i silenzi e le scuse.

Tutti ti assicurano fedeltà finché la fedeltà non comincia a costare qualcosa.

La vera fedeltà si manifesta precisamente nell’ora della prova. Finché non esiste rischio, l’adesione può confondersi con la convenienza. Ma quando restare ha un prezzo, l’anima rivela ciò che ama veramente.

San Tommaso insegna che la virtù si prova nella difficoltà. Non è particolarmente meritorio rimanere saldi quando tutto favorisce quella fermezza. La fortezza appare quando il bene deve essere difeso contro il timore.

Per questo Dio permette alcuni tradimenti. Non perché li voglia, ma perché sa trarne una purificazione. Il tradimento separa i fedeli dagli opportunisti. Fa cadere le maschere. Rivela i cuori. Obbliga a smettere di appoggiarsi alle creature e a confidare più radicalmente in Dio.

A volte la perdita di un falso amico è una dolorosa forma di liberazione.

 

VIII. LA TENTAZIONE DI RISPONDERE CON LA STESSA MONETA

 

Dopo essere stati traditi nasce una tentazione comprensibile: restituire il colpo. Smascherare, umiliare, distruggere, farla pagare.

La giustizia può esigere una risposta. La prudenza può obbligare ad avvertire gli altri. La difesa del bene comune può richiedere che alcuni fatti vengano resi pubblici. Il silenzio non è sempre virtù; talvolta diventa complicità.

Ma una cosa è agire per giustizia e un’altra per vendetta.

La giustizia cerca di ristabilire l’ordine.

La vendetta vuole alimentare il dolore del colpevole.

La giustizia può essere ferma, persino severa.

La vendetta ha bisogno di assaporare la caduta dell’altro.

Il cristiano non è obbligato a rimanere indifeso davanti al male. Nostro Signore tacque di fronte ad alcune accuse, ma chiamò anche ipocriti i farisei e scacciò i mercanti dal tempio. La mansuetudine cristiana non è codardia. È la forza sottomessa alla ragione e a Dio.

Dobbiamo difendere la verità senza trasformarci in ciò che combattiamo.

Esistono vittorie che distruggono l’anima di chi le ottiene. Si può sconfiggere pubblicamente il traditore e finire interiormente vinti dall’odio.

IX. DIO NON ABBANDONA CHI È STATO TRADITO

 

Il tradimento introduce una particolare forma di solitudine. Sembra che il mondo diventi insicuro. Se una persona così vicina ha potuto agire in quel modo, di chi ci si può fidare?

La risposta cristiana non consiste nel chiudere per sempre il cuore, ma nell’ordinare la fiducia. Nessuna creatura deve occupare il posto che spetta a Dio.

«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il cuore dal Signore» (Ger 17,5).

Questo testo non proibisce l’amicizia né la fiducia legittima. Mette in guardia dall’idolatria delle creature. Ogni essere umano è fallibile. Persino le persone più amate possono deludere. Solo Dio rimane assolutamente fedele.

«Se noi siamo infedeli, Egli rimane fedele, perché non può rinnegare Sé stesso» (2 Tm 2,13).

Cristo sa che cosa significhi essere traditi. Chi piange una slealtà non parla davanti a un Dio distante. Parla davanti al Maestro che ricevette il bacio di Giuda; davanti al Signore abbandonato dai Suoi discepoli; davanti all’Innocente consegnato da coloro che era venuto a salvare.

Per questo la ferita del tradimento può diventare un luogo di incontro profondissimo con Cristo.

Il dolore non scompare immediatamente. Ma cessa di essere sterile quando viene unito alla Passione.

 

X. LA PROVVIDENZA SOPRA L’INFAMIA

 

Il tradimento di Giuda condusse Cristo al Calvario. Dal punto di vista degli uomini, fu una vittoria delle tenebre. Dalla prospettiva di Dio, finì per servire il mistero della Redenzione.

Questo non rende buono il tradimento. Giuda fu responsabile del proprio peccato. Ma rivela la potenza della Provvidenza: Dio può utilizzare persino la malvagità umana senza diventare autore del male.

I nemici credono di chiudere una strada e, senza saperlo, ne aprono un’altra.

Credono di distruggere un’opera e contribuiscono a purificarla.

Credono di isolare un uomo e lo spingono verso un’unione più intima con Dio.

Credono di seppellire una verità e preparano la sua risurrezione.

Giuseppe disse ai suoi fratelli, che lo avevano venduto:

«Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio l’ha pensato in bene» (Gen 50,20).

Questa frase non nega la malizia dei fratelli. La supera. La Provvidenza non impedisce sempre la ferita, ma impedisce che il male abbia l’ultima parola.

Il traditore può determinare il modo della ferita, ma non può determinare l’esito quando colui che è stato tradito rimane in Dio.

 

XI. IL GIUDIZIO DEI TRADITORI

 

Il mondo ammira spesso i traditori quando il loro tradimento risulta utile. I potenti accolgono volentieri il disertore che consegna loro segreti, nomi o posizioni. Ma raramente lo rispettano.

Chi ha tradito una volta può farlo di nuovo.

Per questo il traditore finisce spesso disprezzato proprio da coloro ai quali ha prestato servizio. Le monete vengono gettate a terra. L’utilità termina. E allora resta la coscienza.

Non esiste tribunale più terribile di una coscienza che si risveglia dopo essere stata messa a tacere per molto tempo.

Il traditore può ottenere benefici temporali, ma perde qualcosa di molto più prezioso: l’unità interiore. Deve vivere giustificando l’ingiustificabile, fuggendo dalla verità e temendo che gli altri gli facciano ciò che egli ha fatto.

La giustizia divina può tardare, ma non scompare. Ogni parola, ogni decisione e ogni slealtà saranno giudicate.

Nostro Signore pronunciò un ammonimento tremendo riguardo a Giuda:

«Sarebbe stato meglio per quell’uomo non essere mai nato» (Mt 26,24).

Qui non vi è odio, ma la rivelazione della gravità del peccato. La libertà umana può arrivare a essere utilizzata in modo talmente perverso che l’esistenza stessa viene orientata verso la perdizione.

 

XII. LA FEDELTÀ COME MARTIRIO QUOTIDIANO

 

Di fronte al tradimento, la risposta cristiana è la fedeltà.

Fedeltà a Dio quando il mondo deride.

Fedeltà alla verità quando la menzogna sembra trionfare.

Fedeltà alla parola data quando infrangerla sarebbe vantaggioso.

Fedeltà agli amici quando vengono ingiustamente perseguitati.

Fedeltà alla Chiesa di sempre quando si pretende di sostituire la fede con l’ideologia.

La fedeltà non è immobilità sentimentale. È una virtù forte, intelligente e sacrificata. A volte esige di restare; altre volte obbliga ad allontanarsi. Perché non è fedeltà accompagnare qualcuno nel suo errore. La vera lealtà non può mai opporsi alla verità.

Chi ama veramente non conferma l’altro nel peccato. Lo avverte. Lo corregge. Prega per lui. E, quando è necessario, prende le distanze per non partecipare al suo smarrimento.

La fedeltà a Dio è superiore a ogni obbedienza umana.

I martiri furono fedeli perché rifiutarono di offrire incenso agli idoli, anche quando l’autorità civile lo esigeva. I confessori furono fedeli perché sopportarono esili, calunnie e persecuzioni piuttosto che alterare una sola verità rivelata.

La Chiesa non si è sostenuta sui diplomatici della paura, ma sui fedeli che hanno accettato di perdere tutto piuttosto che tradire Cristo.

 

XIII. PUÒ UN TRADITORE REDIMERSI?

 

Finché vive, nessun peccatore deve essere considerato irrimediabilmente perduto.

San Pietro rinnegò. San Paolo perseguitò. Il buon ladrone fu un criminale. La grazia può entrare nei luoghi più oscuri.

Ma la restaurazione esige verità.

Non esiste pentimento senza riconoscimento del peccato. Non esiste conversione autentica finché il colpevole continua ad accusare gli altri. Non esiste riconciliazione se si mantiene la menzogna che ha reso possibile il tradimento.

Il traditore pentito deve chiamare le cose con il loro nome:

«Ho tradito».

«Non sono stato semplicemente frainteso».

«Non ho agito per il bene di tutti».

«Non ero privo di alternative».

«Ho tradito».

Questa parola, pronunciata davanti a Dio senza scuse, può diventare l’inizio di una risurrezione.

Dopo deve riparare, per quanto possibile, il danno. Restituire ciò che ha rubato. Ritrattare la calunnia. Riconoscere pubblicamente la falsità quando l’offesa è stata pubblica. Chiedere perdono senza pretenderlo. Accettare che la fiducia possa impiegare molto tempo a ritornare.

La misericordia non elimina la giustizia; la perfeziona.

 

XIV. QUANDO ANCHE NOI ABBIAMO TRADITO

 

È facile leggere di Giuda pensando soltanto agli altri.

Ma ogni peccato mortale contiene un tradimento verso Dio. L’anima battezzata appartiene a Cristo. Ha ricevuto la grazia, la fede, i sacramenti e il sangue del Redentore. Quando sceglie deliberatamente una creatura contro Dio, ripete in qualche modo la domanda di Giuda: «Quanto volete darmi perché io ve Lo consegni?».

Un piacere.

Un’approvazione.

Un beneficio.

Una comodità.

Un peccato nascosto.

Questo può essere il prezzo per il quale consegniamo Cristo.

Ogni volta che pecchiamo gravemente, preferiamo le monete al Maestro.

Per questo la riflessione sul tradimento non deve alimentare soltanto l’indignazione, ma anche l’esame di coscienza.

Sono stato fedele alle mie promesse?

Ho parlato contro chi si fidava di me?

Ho abbandonato qualcuno quando ha smesso di essermi utile?

Sono rimasto in silenzio per paura mentre un innocente veniva attaccato?

Ho utilizzato informazioni riservate per fare del male?

Ho servito la verità o la mia convenienza?

Ho baciato mentre interiormente consegnavo?

Queste domande fanno male. Ma possono salvare.

 

XV. AI PIEDI DELLA CROCE

 

Sul Calvario erano visibili gli effetti del tradimento: Cristo crocifisso, i discepoli dispersi, la Madre Addolorata, un piccolo gruppo di fedeli.

Sembrava il fallimento definitivo.

Ma accanto alla Croce rimasero Maria, San Giovanni e le pie donne. Non erano molti. Non sono mai molti coloro che restano quando la fedeltà esige di attraversare la notte.

La storia della Chiesa è andata avanti grazie a quei pochi.

A coloro che non fuggirono.

A coloro che non negoziarono.

A coloro che non cambiarono schieramento.

A coloro che non utilizzarono il bacio per consegnare.

Il tradimento fa rumore. La fedeltà spesso tace. Ma davanti a Dio, una sola anima fedele pesa più di tutte le cospirazioni degli uomini.

Maria Santissima rappresenta l’antitesi assoluta di Giuda. Giuda ricevette e vendette. Maria ricevette e custodì. Giuda abbandonò per trenta monete. Maria rimase quando tutto sembrava perduto. Giuda trasformò un bacio in un’arma. Maria trasformò il proprio dolore in offerta.

Per questo, di fronte al tradimento, il cristiano deve guardare alla Vergine fedele.

Ella insegna a rimanere senza odio.

A soffrire senza disperazione.

A custodire la verità senza negoziare.

A sperare contro ogni speranza.

CONCLUSIONE: NON TEMERE IL TRADITORE; TEMI DI DIVENTARLO

 

Il tradimento è una delle esperienze più amare che il cuore umano possa soffrire. Ma non è la fine.

Cristo fu tradito e risorse.

Giuseppe fu venduto e finì per salvare i suoi fratelli.

Davide fu perseguitato e ricevette il regno.

I santi furono abbandonati, calunniati e consegnati, ma i loro nomi vivono là dove i nomi dei loro persecutori sono appena ricordati.

Il traditore può causare una ferita, ma non possiede l’ultima parola.

L’ultima parola appartiene a Dio.

Non dobbiamo temere eccessivamente di essere traditi. Dobbiamo temere di tradire. Non dobbiamo vivere ossessionati dal trovare Giuda intorno a noi, ma vigilare affinché Giuda non cresca nel nostro cuore.

Che non vendiamo mai la verità per convenienza.

Che non abbandoniamo mai il giusto per paura.

Che non utilizziamo mai l’amore come maschera.

Che non cambiamo mai la fedeltà con trenta monete, anche se su quelle monete fossero incisi i nomi del prestigio, della comodità, del potere o della sopravvivenza.

E se un giorno saremo consegnati con un bacio, guardiamo a Cristo.

Egli conosce quella ferita.

Egli può purificarla.

Egli può trasformarla in Croce.

E ogni croce accettata con fedeltà, prima o poi, conduce alla risurrezione.

 

 

 

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