L’amore impaziente in San Giovanni della Croce: fiamma divina che non ammette ritardi
Dal fuoco mistico che consuma l’anima al risveglio del piccolo resto fedele nell’ora della verità
Dal fuoco mistico che consuma l’anima al risveglio del piccolo resto fedele nell’ora della verità
di Vicente Montesinos
Directtore de Adoración y Liberación

Nella tradizione mistica della Chiesa, così come la espone con incomparabile precisione San Giovanni della Croce, il cosiddetto “amore impaziente” non è una passione disordinata, ma una forma superiore di carità infusa, già purificata dalla croce. È il movimento veemente dell’anima che, essendo stata ferita da Dio, non tollera più indugi nel suo cammino verso di Lui. È un amore che non calcola, che non negozia, che non si trattiene: arde. E ardendo, consuma.
Questo amore nasce nel cuore dell’anima che è passata attraverso la notte purificatrice, dove sono stati sradicati gli affetti disordinati, le false sicurezze, le luci ingannevoli del mondo. Quando l’anima esce da quella notte —oscura per i sensi, luminosa per lo spirito— non può più tornare indietro. Ha visto, anche se da lontano, il fulgore dell’Amato. E quello sguardo basta perché tutto il resto perda peso, sapore e consistenza. Qui comincia l’impazienza: non un’impazienza carnale, ma un’urgenza soprannaturale che spinge l’anima a dire con il Cantico: “Affrettati, amato mio”.
Teologicamente, questo amore impaziente è frutto della carità perfetta nel suo dinamismo ascendente. San Tommaso d’Aquino insegna che la carità tende per natura all’unione con Dio come fine ultimo. Ma quando questa carità è intensificata dall’azione dello Spirito Santo, sotto il dono della sapienza, si trasforma in una tendenza ardente, quasi insopportabile, verso il possesso pieno del Bene amato. L’anima non vuole più i doni: vuole il Donatore. Non vuole consolazioni: vuole Dio stesso. Non vuole vie intermedie: vuole la meta.
Questo amore, lungi dal rilassare l’anima, la rende più radicale, più pura, più ferma. La allontana da ogni compromesso con l’errore, da ogni tiepidezza, da ogni accomodamento con il mondo. Perché chi ama così non può dividere il cuore. E qui si apre il legame profondo con la realtà del piccolo resto fedele.
In tempi di confusione, quando la verità viene diluita, quando la fede è adulterata sotto apparenze di pietà, quando si propone una “chiesa” adattata al mondo e non una Chiesa che trasforma il mondo, solo l’anima accesa da questo amore impaziente può resistere. Il piccolo resto —di cui parlano le Scritture e i Padri— non è un gruppo sociologico né un’élite umana: è uno stato dell’anima. È l’insieme di coloro nei quali la grazia ha acceso un amore così puro che non possono più accettare la menzogna senza provarne dolore, né convivere con l’errore senza combatterlo interiormente.
In questo resto vive la Chiesa vera, quella di sempre, non perché si rifugi in strutture visibili alterate, ma perché abita nella Verità stessa, che è Cristo. E chi ama Cristo con amore impaziente non può abbracciare una versione diluita della sua dottrina, né una liturgia svuotata del suo mistero, né una morale negoziata con lo spirito del secolo. L’amore impaziente non sopporta le ombre quando ha gustato la luce.
Per questo questo amore è, in fondo, un principio di discernimento soprannaturale. Dove c’è concessione sistematica all’errore, dove c’è accomodamento con il mondo, dove c’è silenzio davanti alla verità, lì questo fuoco non arde. L’anima impaziente di Dio non si installa, non si adatta, non si accomoda: cerca, grida, resiste, aspetta. E in questa attesa ardente si unisce più profondamente al mistero della Croce, che è l’unica via verso la gloria.
Questo dinamismo interiore, che in apparenza è silenzio e nascondimento, trova anche oggi voci che lo indicano, lo risvegliano e lo orientano in mezzo alla confusione, ricordando alle anime che non sono sole in questa fedeltà. Così, nel seno di questo piccolo resto fedele, risuona con forza la chiamata a perseverare nella verità senza concessioni, in una linea di chiarezza spirituale che riconosciamo nella guida di Don Alessandro María Minutella, come riferimento di fermezza nei tempi duri.
Il piccolo resto fedele vive di questa fiamma. Non di strategie umane, non di calcoli, non di maggioranze, ma di un amore che non accetta ribassi. È un amore che fa male, perché vede la distanza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere; ma proprio per questo è fecondo. Perché Dio si compiace nelle anime che non si rassegnano a meno di Lui.
Così, l’amore impaziente non è una rarità mistica riservata a pochi, ma una chiamata per tutti coloro che, in mezzo alla notte della storia, desiderano rimanere integri. È il sigillo di coloro che non negoziano con la verità. È il battito interiore della Chiesa viva nei suoi figli fedeli.
E quando questo amore arde, anche nella più piccola delle anime, il mondo intero comincia a essere trasformato, perché dove c’è un cuore che ama Dio senza indugio, lì è già cominciata l’eternità.
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