31 gennaio, San Giovanni Bosco: la sua grande opera e il suo messaggio, e la sua “liquefazione” da parte della Chiesa bergogliana

Sono stato educato in una scuola salesiana. 14 anni della mia vita. In quegli anni ho visto solo un salesiano in abito talare. Era uno di quelli che erano già in pensione e che erano soliti passeggiare per i cortili della casa, rosario in mano, sotto il sole spagnolo nelle fredde mattine d'inverno. Le decine e decine di salesiani con cui ho avuto a che fare, tranne don Ricardo, erano uomini di strada, in jeans e felpa. Nonostante tutto, e con tutto, devo molto di ciò che sono a San Giovanni Bosco, il cui indispensabile messaggio continua a risuonare nei nostri cuori. A distanza di oltre 20 anni, il Signore mi ha fatto il dono di incontrare, finalmente, e alla vigilia della festa del santo, un vero salesiano, il carissimo don Pavel, della comunità di don Minutella. Quanta gioia prova il mio cuore! Laus Deo

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31 gennaio, San Giovanni Bosco
31 gennaio, San Giovanni Bosco

 

 

 

di Vincenzo Montesinos

Direttore di Adorazione e Liberazione

 

 

 

Oggi celebriamo la cara festività di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani e apostolo della gioventù e dell’infanzia.

Don Bosco, come lo conosciamo tutti noi che siamo stati influenzati dai suoi insegnamenti, dopo un’infanzia difficile e una giovinezza esemplare, fu ordinato sacerdote e nella città di Torino, in Italia, si dedicò con tutte le sue forze alla formazione degli adolescenti.

Fondò la Società di San Francesco di Sales e, con l’aiuto di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per insegnare un mestiere ai giovani e istruirli nella vita cristiana.

La sua dedizione esclusiva fu quella di accogliere tutti i giovani abbandonati e formare buoni cristiani e onesti cittadini.

Con uno stile paterno, gioviale, gioioso e al tempo stesso profondo, fu padre, maestro e amico di migliaia e migliaia di giovani; e ancora oggi rimane un modello per la gioventù.

Ricco di virtù e meriti, San Giovanni Bosco volò al Cielo in questo giorno nella città di Torino, in Italia (1888).

La Chiesa degli ultimi decenni (e la stessa Società di San Francesco di Sales, altro grandissimo santo) ha ridotto gli insegnamenti di Don Bosco alla sola dimensione dei “giovani”, intesa come attività ludiche, intrattenimento e poco più.

È curioso come i Salesiani, per esempio, parlino di Don Bosco e dei giovani (cosa fondamentale, poiché nessun Santo prima né dopo ha lavorato tanto per la gioventù di Dio come il mio caro San Giovanni Bosco), ma nascondano che ai suoi giovani egli non faceva soltanto feste: insegnava loro che nella vita abbiamo due pilastri a cui aggrapparci, senza i quali non possiamo vivere: l’Eucaristia e Maria. I suoi due pilastri, come diceva sempre, ai quali ricorreva continuamente: l’Eucaristia e Maria. Di Maria disse: “È Lei che ha fatto tutto”. Tutto questo è stato sepolto, per non disturbare il mondo.

Così come furono sepolti i richiami di San Josemaría per l’Opus Dei, per non essere etichettati come troppo “tradizionalisti”. O le profezie di San Francesco d’Assisi da parte dei Francescani, o l’opera di battaglia di Sant’Ignazio da parte dei Gesuiti.

Neppure si dice ai giovani affidati all’istruzione dei Salesiani la centralità del sacramento della Penitenza. Nulla. Né che Don Bosco, prima di giocare con i ragazzi, passava ore a confessarli.

E così funziona questa falsa chiesa, che annacqua i messaggi per attirare la gente; e finisce per non attirare nessuno, e per spaventare quelli che sono dentro. Risultato: meno fede di 50 anni fa, chiese più vuote di 50 anni fa e seminari più vuoti di 50 anni fa.

È il progremodernismo. Non ha dottrina. Perché averla costa fatica e inoltre ti mette contro il “mondo”. È più comodo lasciarsi trascinare da esso e finire per essere questo: una succursale dell’ONU, un ingranaggio del NOM, o un’altra ONG sul pianeta Terra.

La questione è chiara: la “Chiesa dell’accoglienza” non ha argomenti dottrinali. Non sa più nulla di San Tommaso d’Aquino, parlando di grandi Santi. Anzi, odia i tomisti. Si basa su pure invocazioni sentimentali, su un’emotività di basso livello e su un vischioso sentimentalismo.

Si basa sulla premessa martellante che Bergoglio o Prevost siano sempre impeccabili e infallibili e che, pertanto, a loro si debba un’obbedienza “cieca e da zombie”. E questo, cari fratelli, non è cattolico, ce lo vendano come vogliono. Il livello dottrinale è deprimente, per la sua stessa inesistenza.

Quando non si studia San Tommaso si dice qualsiasi cosa. Si annulla la capacità di resistenza, quella che deriva dalla virtù della fortezza; poiché se mi attaccano la vera Fede di Cristo, dovrei difenderla anche se fosse un presunto “Papa” ad attaccarla. Non abbiamo l’obbligo di seguire le sue follie, perché non gli è stata data l’assistenza dello Spirito Santo per questo.

Se un Papa e la sua linea ecclesiale fossero nocivi e la sua posizione ferisse la profondità dell’essere della Chiesa e la sua unità, il mio dovere come cattolico sarebbe quello di resistergli. Con tutto il dolore del mondo.

Oggi, i “dottori” che abbiamo, e che circondano la Curia e gran parte dell’episcopato, leggono molto e sanno molto. Non sappiamo di che cosa. Ma senza la guida di San Paolo (che corresse Pietro con l’umile accettazione di quest’ultimo), senza l’umiltà di San Pietro e senza la bussola di San Tommaso e dei Padri della Chiesa, si fa dire alla Bibbia e al Magistero qualsiasi sciocchezza che adatti la dottrina a ciò che uno vuole.

E questo, precisamente, non viene da Dio, né dalla Sua Chiesa.

Lo diceva già San Paolo: «Credete forse di essere padroni di voi stessi? Sappiatelo: non vi appartenete. Ignorate a quale prezzo siete stati riscattati? Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio».

Perciò non ci è lecito credere o pensare ciò che ci viene in mente riguardo al corpo di dottrina su cui si fonda la Chiesa, anche se, come si dice comunemente, “lo dice il Papa di Roma”.

Chiediamo a Dio che, per intercessione di San Giovanni Bosco, i bambini e i giovani di questa società così complicata seguano la via del Signore e non abbandonino i loro valori. Chiediamo oggi, in modo particolare, che si uniscano con forza ed entusiasmo alla Vera Chiesa, chiudendo le porte a questa falsa chiesa di Satana che ci affligge.

Chiediamo anche per i pochi Salesiani fedeli a Don Bosco che restano nel mondo, affinché siano capaci di continuare il sogno del Santo: aiutare e proteggere i più svantaggiati tra i giovani, senza però rinunciare a ciò che egli voleva per loro: una profonda vita eucaristica e mariana.

Sono stato educato in una scuola salesiana. Quattordici anni della mia vita. In quegli anni vidi un solo Salesiano con la talare. Era uno di quelli di una volta, ormai in pensione, che passeggiava sotto il sole spagnolo nelle fredde mattine d’inverno, nei cortili della casa, rosario alla mano. Le decine e decine di Salesiani con cui ebbi a che fare, tranne Don Ricardo, erano uomini di strada, in jeans e felpa. Eppure, con tutto questo e nonostante questo, gran parte di ciò che sono lo devo a San Giovanni Bosco, il cui messaggio imprescindibile continua a risuonare nei nostri cuori.

Salve, San Don Bosco! I giovani del mondo, andremo dietro a te!

E perché fino al Cielo non ci fermiamo… Che Dio vi benedica!

 

 


 

 

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