🇮🇹 INDEFETTIBILE E PROVATA La Chiesa di Cristo davanti alle crisi della storia e il mistero del resto fedele. Di Vicente Montesinos

Perché non dimentichino che Lutero trascinò all’inferno alcune decine di milioni di anime. Ma Bergoglio e Prevost sono sul punto di farlo con 1.400 milioni.

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CRISI NELLA CHIESA DI CRISTO

 

 

 

di Vicente Montesinos

Direttore di Adoración y Liberación

 

Nel corso dei secoli, la Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo ha attraversato tempeste che, in determinati momenti, sembrarono oscurare il suo volto visibile. Tuttavia, non ha mai cessato di essere ciò che Cristo volle che fosse: una, santa, cattolica e apostolica.

La storia ecclesiale non è una linea retta di calma, ma una traversata nella quale la luce divina convive con la fragilità umana. Le crisi, le tensioni dottrinali, le deviazioni, le lotte interne e la confusione non distruggono la Chiesa; la mettono alla prova, la purificano e, in ultima istanza, manifestano con maggiore chiarezza la sua origine soprannaturale.

Cristo promise che le porte dell’inferno non avrebbero prevalso contro la sua Chiesa. Questa promessa non significa assenza di crisi, ma impossibilità di sconfitta essenziale. La Chiesa può essere scossa, ferita nella sua dimensione umana, oscurata nella sua visibilità storica, ma non può scomparire né corrompersi nella sua sostanza. Il suo principio vitale non è umano, ma divino: lo Spirito Santo, anima invisibile del Corpo mistico. San Tommaso insegna che la Chiesa partecipa della stabilità stessa di Cristo; perciò, anche se la sua manifestazione visibile può indebolirsi, la sua essenza rimane intatta.

La storia conferma questa verità. Nella crisi ariana, gran parte dell’episcopato si inclinò verso l’errore. San Girolamo arrivò a scrivere che il mondo gemette vedendosi ariano. Tuttavia, la Chiesa non scomparve; rimase viva nella verità, sebbene oscurata nella sua espressione visibile. Questo episodio insegna un principio decisivo: la visibilità non coincide sempre con la chiarezza sociologica. La Chiesa può sembrare indebolita senza cessare di essere pienamente Chiesa, perché la sua essenza non dipende dal numero, dal potere né dal riconoscimento umano, ma dalla fedeltà alla fede ricevuta.

L’obbedienza, in questo contesto, si rivela come virtù ordinata alla verità. Non è sottomissione cieca né servilismo, ma adesione consapevole alla volontà di Dio. San Tommaso insegna che l’obbedienza ha come limite la legge divina, e San Paolo, resistendo a Pietro faccia a faccia, non ruppe l’unità, ma la difese nella verità del Vangelo. Quando nella storia sorgono tensioni tra novità e tradizione, il criterio rimane immutabile: conservare integra la fede trasmessa. San Vincenzo di Lerino lo formulò con chiarezza: credere ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da tutti.

La Tradizione non è immobilismo archeologico né adattamento arbitrario. È trasmissione viva, organica, coerente del deposito apostolico. Quando appare rottura dottrinale, la Chiesa non si ridefinisce; si purifica. La confusione non distrugge la verità; la obbliga a manifestarsi con maggiore purezza. Nel corso dei secoli, molteplici correnti hanno rivendicato di rappresentare l’autenticità ecclesiale. Tuttavia, il discernimento non si è mai basato su maggioranze, né su potere, né su strutture, ma sulla continuità con la fede apostolica.

In questo quadro appare il mistero biblico del “resto fedele”. Isaia, Sofonia e San Paolo descrivono una costante nella storia della salvezza: quando la confusione si estende, Dio conserva un resto piccolo, apparentemente debole, ma fermo nella fede. Non è un’élite sociologica, ma una realtà spirituale: coloro che, senza rumore, senza potere e senza concessioni, rimangono fedeli alla verità ricevuta.

La storia della Chiesa conferma questo modello. Quando l’arianesimo sembrava dominare, Atanasio rimase fermo. Nello scisma, Caterina da Siena difese l’unità nella verità. In tempi di divisione, Vincenzo Ferrer chiamò alla conversione. La Chiesa attraversa notti, ma non perde mai la luce. La crisi non distrugge; purifica. E in questa purificazione emerge sempre il principio del resto fedele.

E ciò si rivela come più trascendentale che mai nella situazione attuale della Chiesa, unica, inedita, inesplorata; fino al momento in cui Jorge Mario Bergoglio raggiunse per i nemici di Cristo il culmine del potere: nasceva così la Falsa Chiesa di Satana; oggi perpetuata in Robert Prevost, un personaggio troppo simile all’Anticristo.

È per questo che nella situazione contemporanea, segnata da una confusione dottrinale senza precedenti, una proliferazione di interpretazioni divergenti inedita, un cumulo di crescenti tensioni tra tradizione e adattamento, e una molteplicità di correnti che rivendicano legittimità, il problema teologico non è nuovo, ma sì particolarmente acuto. E per la crisi più acuta della storia della Chiesa, Nostro Signore suscita, come stiamo vivendo, la soluzione più chiara, necessaria e trascendentale mai vissuta. I tempi così lo impongono. E Dio non avrebbe lasciato sola la sua Chiesa nel momento di maggiore necessità.

Quando la chiarezza sembra eclissarsi in modo definitivo, la fedeltà non si misura dal numero né dal riconoscimento, ma dalla permanenza nella verità integra. E qui irrompe con forza il ruolo profetico del Piccolo Resto Contemporaneo, guidato da Leone di Maria. È il Piccolo Resto di sempre, ma elevato all’ennesima potenza, come elevata all’ennesima potenza è l’attuale crisi della Chiesa.

Perché non dimentichino che Lutero trascinò all’inferno alcune decine di milioni di anime. Ma Bergoglio e Prevost sono sul punto di farlo con 1.400 milioni.

Così, il concetto del resto fedele non appartiene solo alla storia antica, ma si manifesta di nuovo in ogni epoca di crisi; ma in quella che ci è toccato vivere, si manifesta in modo specialmente brillante davanti alla magnitudine della sfida da affrontare.

Il piccolo resto non cerca potere, non cerca riconoscimento, non si definisce per strutture, ma per fedeltà. La sua forza non è umana, ma soprannaturale. Rimane quando altri vacillano. Conserva quando altri trasformano. Persevera quando altri si adattano. E questo è ciò che oggi stiamo vivendo con enorme lotta, ma con enorme gioia.

In mezzo a questa situazione anormale, eccezionale, recia e dura; la continuità integra della fede, la fedeltà senza concessioni alla Tradizione viva e la resistenza a ogni deformazione dottrinale si concentrano in quel resto che rimane fermo. Non come padrone della verità, ma come suo custode. Non come forza umana, ma come espressione della fedeltà divina.

Perché la Chiesa può essere provata, ma mai vinta. Può sembrare oscurata, ma non scompare mai.

E quando la confusione raggiunge il suo punto più alto, la fedeltà diventa più chiara.

Allora, come in tutte le epoche, rimane il resto: piccolo, ma fermo, e indistruttibile nella verità.

È perentorio che tutti i cattolici di bene arrivino a vedere questa realtà; e che chiedano al Signore e alla Santissima Vergine, più che mai; di essere capaci di vedere. Con l’umiltà del cieco di Gerico, come ieri ci spiegava Leone di Maria, il quale, in questa epoca cruciale, è colui che ci agglutina, e deve continuare ad agglutinarci tutti.

Il nemico di Cristo e della sua Chiesa non prevarrà

Avanti con Maria!

 

 

 

 

 

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