IL GRANDE ERRORE: NON ESISTE IL “PAPA ERETICO” — LA VERITÀ SUL MUNUS PETRINO

Negli ambienti in cui si comincia a vedere con chiarezza la gravissima crisi che attraversa la Chiesa, sento sempre più spesso —persino tra i nostri— un’affermazione che, pur essendo ben intenzionata, è profondamente errata nella sua formulazione: “c’è un Papa eretico”, oppure “abbiamo un Papa scismatico”.

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Negli ambienti in cui si comincia a vedere con chiarezza la gravissima crisi che attraversa la Chiesa, sento sempre più spesso —persino tra i nostri— un’affermazione che, pur essendo ben intenzionata, è profondamente errata nella sua formulazione: “c’è un Papa eretico”, oppure “abbiamo un Papa scismatico”.

 

 

di Vicente Montesinos

Direttore de Adoración y Liberación

 

Negli ambienti in cui si comincia a vedere con chiarezza la gravissima crisi che attraversa la Chiesa, sento sempre più spesso —persino tra i nostri— un’affermazione che, pur essendo ben intenzionata, è profondamente errata nella sua formulazione: “c’è un Papa eretico”, oppure “abbiamo un Papa scismatico”.

E questo… è un errore.

Non una sfumatura discutibile. Non una questione secondaria. È un errore di fondo che, se non viene corretto, disordina tutta la comprensione del Papato, del munus petrino e, in definitiva, della natura stessa della Chiesa.

Andiamo al punto.

Il Papato non è un semplice incarico giuridico esterno, come se si trattasse di una magistratura civile che può essere occupata anche da chi disprezza le leggi che dovrebbe custodire. Il Papato è un munus, una realtà teologica, un ufficio istituito da Cristo stesso, che comporta un’assistenza divina specifica: “Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. (Lc 22, 32)

Questo testo non è ornamentale. È costitutivo.

Il Romano Pontefice, in quanto tale, è principio visibile di unità nella fede e nella comunione. Non è semplicemente un coordinatore; è il garante dell’integrità dottrinale. Per questo il Magistero costante —dai Padri fino al Concilio di Trento e al Catechismo di San Pio X— insegna che la Chiesa è indefettibile nella fede e che il Papa, nella sua funzione propria, non può condurre la Chiesa universale all’errore.

Qui entra la distinzione decisiva che molti stanno dimenticando: non siamo di fronte a una questione di perdita del Papato, ma di impossibilità di possederlo.

Un eretico, per definizione, nega ostinatamente una verità rivelata da credersi con fede divina e cattolica. Uno scismatico rompe la comunione con la Chiesa. Entrambe le realtà separano dal Corpo di Cristo. E questo non è un’opinione: è dottrina costante, raccolta nella teologia classica e nel diritto canonico tradizionale.

Ora, come potrebbe essere capo della Chiesa chi non ne è membro?
Come potrebbe essere principio di unità chi è oggettivamente fuori dall’unità?
Come potrebbe confermare nella fede chi non la professa integralmente?

San Tommaso d’Aquino è chiarissimo nel principio: nessuno può esercitare un ufficio nella Chiesa se manca della disposizione necessaria. E la disposizione fondamentale per il Papato non è meramente giuridica, ma teologica: l’integrità della fede e la comunione ecclesiale.

Per questo, l’affermazione corretta non è: “un Papa è diventato eretico”.
Questo implicherebbe ammettere qualcosa di incompatibile con l’assistenza promessa da Cristo.

L’affermazione corretta, in rigore teologico, è un’altra:

Chi è eretico o scismatico non può essere Papa.

Non dopo. Non come conseguenza. Ma all’origine stessa.

Non è che abbia cessato di essere Papa perché eretico.
È che, essendo eretico, non ha mai potuto ricevere il munus petrino.

Questa non è durezza. È logica teologica.

Il Papato non può coesistere con l’eresia formale né con lo scisma, perché ciò distruggerebbe la sua stessa ragion d’essere. Dire “Papa eretico” significa, in fondo, introdurre una contraddizione nei termini, come parlare di un “cerchio quadrato”.

Il Papa, in quanto Papa, è assistito dallo Spirito Santo nella sua missione ordinaria di custodire e trasmettere la fede. Non si dice che sia impeccabile né che non possa avere difetti personali. Ma si afferma —ed è essenziale— che non può essere, nella sua funzione propria, un distruttore della fede né un agente di divisione ecclesiale.

Pertanto, quando osserviamo comportamenti, insegnamenti o atti oggettivamente contrari alla fede cattolica o all’unità della Chiesa, la conclusione teologica non può essere: “abbiamo un Papa eretico”.

Deve essere un’altra, molto più radicale e coerente:

Quell’uomo non possiede il munus petrino.

E qui tutto si illumina.

Non siamo di fronte a un’anomalia interna del Papato.
Siamo di fronte a un’usurpazione esterna.

Non è la Chiesa che fallisce.
Sono uomini che, non essendo ciò che appaiono, occupano visibilmente un posto che non appartiene loro nella realtà teologica.

Questo salvaguarda due verità fondamentali:

Primo, l’indefettibilità della Chiesa.
Secondo, la purezza del ministero petrino.

Perché se ammettessimo che un vero Papa può essere eretico o scismatico, dovremmo accettare che Cristo ha fallito nella sua promessa, che la Chiesa può essere condotta all’errore dalla sua stessa testa visibile, e che il principio di unità può diventare principio di divisione.

E questo, semplicemente, è impossibile.

La fede cattolica non si regge su equilibri fragili, ma su verità solide.

Perciò, in mezzo alla confusione attuale, è necessario elevare lo sguardo, purificare il linguaggio e pensare con la Chiesa di sempre.

Non abbassiamo il Papato per spiegare la crisi.
Eleviamo la comprensione della crisi all’altezza del Papato.

E allora tutto si ricompone.

Avanti con Maria.

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