🇮🇹 ROBERT PREVOST E LA FALSA CHIESA: IL PROGETTO DI CANCELLARE CRISTO DALLA STORIA. Di Vicente Montesinos
ROBERT PREVOST E LA FALSA CHIESA
di Vicente Montesinos
Direttore di Adoración y Liberación

Il discorso pronunciato da Robert Prevost in occasione della cosiddetta Giornata della Fraternità Umana non è un semplice errore di enfasi né una goffaggine retorica. È la conferma di un progetto ideologico e teologico che si va elaborando da anni nel seno della falsa Chiesa sorta sotto Jorge Mario Bergoglio e ora continuata dal suo successore e devoto esecutore.
Qui non siamo di fronte a un’omissione casuale. Siamo di fronte a una strategia.
Il testo non si limita a evitare di nominare Cristo: lo esclude deliberatamente. Cristo non appare come Signore della storia, non appare come unico Salvatore, non appare come criterio ultimo di verità. Cristo viene eliminato dal discorso perché Cristo disturba il nuovo racconto. Un racconto che non vuole conversione, né giudizio, né redenzione, né croce. Solo consenso, armonia superficiale e una fraternità senza Padre.
La falsa Chiesa di Bergoglio e Prevost non proclama Cristo perché ha bisogno di un dio neutro, astratto, innocuo. Un “dio” che non irrompe, che non divide, che non esige, che non salva. Un dio funzionale all’umanesimo globale, perfettamente compatibile con l’agenda morale del mondo moderno.
La fraternità proposta non nasce dalla filiazione divina in Cristo né dall’incorporazione nel suo Corpo mistico. Nasce da un’umanità generica, autosufficiente, chiusa in se stessa. È una fraternità senza Croce, senza peccato, senza redenzione. Una fraternità orizzontale che, di fatto, nega l’Incarnazione.
Questo non è più silenzio. È sostituzione.
Cristo viene sostituito da concetti. Il Vangelo da slogan. La verità rivelata da un’etica minima comune. E la missione soprannaturale della Chiesa dal ruolo di mediatrice morale del consenso globale.
Nulla di ciò che dice Prevost richiede la fede cristiana. Nulla obbliga a confessare Gesù Cristo. Nulla distingue questo discorso da quello che potrebbe pronunciare un’organizzazione internazionale, una loggia illuminista o una ONG di ispirazione umanista. E questo non è accidentale: è l’obiettivo.
La falsa Chiesa non vuole annunciare Cristo perché Cristo è scandalo. Perché Cristo giudica. Perché Cristo separa la verità dall’errore. Perché Cristo non si lascia addomesticare dal politicamente corretto né dal linguaggio diplomatico.
Per questo viene eliminato dal linguaggio pubblico. Per questo viene cancellato dalla storia. Prima viene silenziato nei discorsi. Poi diluito nella catechesi. Infine negato nella pratica.
Robert Prevost non parla di Cristo perché serve una struttura che ha già deciso che Cristo è un ostacolo. E questo rende il suo discorso non una semplice debolezza pastorale, ma un atto di tradimento dottrinale.
La vera Chiesa non esiste per piacere al mondo. Esiste per annunciare ciò che il mondo rifiuta: che solo in Gesù Cristo c’è salvezza, verità e pace autentica.
Quando la falsa Chiesa tace Cristo, non sta costruendo fraternità. Sta preparando l’apostasia.
E quando pretende di scrivere una storia senza Cristo, non sta avanzando. Sta ripetendo, ancora una volta, la più antica ribellione dell’uomo contro Dio.
E se non fosse così, verificatelo voi stessi. Qui di seguito il discorso completo e letterale:

Discorso di Robert Prevost
Cari fratelli e sorelle,
con grande gioia e con il cuore colmo di speranza mi rivolgo a voi per la prima volta in occasione della Giornata Mondiale della Fraternità Umana e del settimo anniversario della firma del Documento sulla Fraternità Umana da parte di papa Francesco e del Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb. In questa occasione celebriamo ciò che vi è di più prezioso e universale nella nostra umanità: la nostra fraternità, quel legame indissolubile che unisce ogni essere umano, creato a immagine di Dio.
Oggi la necessità di questa fraternità non è un ideale lontano, ma un’urgenza ineludibile. Non possiamo ignorare il fatto che troppi dei nostri fratelli e sorelle stanno attualmente soffrendo gli orrori della violenza e della guerra. Dobbiamo ricordare che «la prima vittima di ogni guerra è la vocazione innata della famiglia umana alla fraternità» (Francesco, Enciclica Fratelli Tutti, 3 ottobre 2020, 26). In un tempo in cui il sogno di costruire insieme la pace è spesso liquidato come una «utopia antiquata» (ibid., 30), dobbiamo proclamare con convinzione che la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. È una potenzialità che deve diventare realtà attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione.
In questo senso, come ho recentemente sottolineato davanti ai membri del Comitato del Premio Zayed, «le parole non bastano» (11 dicembre 2025). Le nostre convinzioni più profonde richiedono una coltivazione costante attraverso sforzi tangibili. Infatti, «rimanere nell’ambito delle idee e delle teorie, senza dar loro espressione mediante atti frequenti e concreti di carità, finirà per indebolire e svanire anche le nostre speranze e aspirazioni più care» (Esortazione apostolica Dilexi Te, 4 ottobre 2025, 119). Come fratelli e sorelle, siamo tutti chiamati ad andare oltre la periferia e a convergere in un più profondo senso di appartenenza reciproca (cfr. Fratelli Tutti, 95).
Attraverso il Premio Zayed per la Fraternità Umana rendiamo oggi omaggio a coloro che hanno tradotto questi valori in «autentiche testimonianze di bontà e carità umane» (Discorso ai membri del Comitato del Premio Zayed per la Fraternità Umana 2026, 11 dicembre 2025). I nostri premiati — Sua Eccellenza Ilham Aliyev, presidente della Repubblica dell’Azerbaigian; Sua Eccellenza Nikol Pashinyan, primo ministro della Repubblica di Armenia; la signora Zarqa Yaftali e l’organizzazione palestinese Taawon — sono seminatori di speranza in un mondo che troppo spesso erige muri invece di costruire ponti. Scegliendo il difficile cammino della solidarietà invece della via facile dell’indifferenza, hanno dimostrato che anche le divisioni più radicate possono essere sanate attraverso azioni concrete. Il loro lavoro testimonia la convinzione che la luce della fraternità può prevalere sull’oscurità del fratricidio.
Infine, esprimo la mia gratitudine a Sua Altezza lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, per il suo fermo sostegno a questa iniziativa, così come al Comitato Zayed per la sua visione e convinzione morale. Continuiamo a lavorare insieme affinché la dinamica dell’amore fraterno diventi il cammino comune di tutti, e affinché l’“altro” non sia più visto come uno straniero o una minaccia, ma riconosciuto come un fratello o una sorella.
Che Dio, nostro Padre di tutti, benedica ciascuno di voi e benedica tutta l’umanità.
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