🇮🇹 Maria, Torre di Davide innalzata da Dio contro l’apostasia. Di Vicente Montesinos

Corredentrice, Muraglia del Verbo e Madre della Chiesa alla luce della Sacra Scrittura, dei Padri e della Tradizione viva

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 Maria, Torre di Davide innalzata da Dio contro l’apostasia

 

 

 

di Vicente Montesinos

Direttore di Adoración y Liberación

 

 

Chi attacca Maria Santissima rimane senza difesa. Non è una metafora devozionale né un eccesso retorico: è una verità teologica, storica e spirituale. La Santissima Vergine è stata posta da Dio come muraglia, come torre alta e forte, come Turris Davídica che custodisce il mistero di Cristo in noi. Sminuire Maria significa sminuire Cristo; demolirne le prerogative significa aprire una breccia nella fortezza in cui Egli abita. Là dove le mura vengono abbattute, il nemico entra senza resistenza e devasta.

Non è casuale che, nel momento di massima confusione dottrinale, gli attacchi si dirigano con particolare accanimento contro la Madre. Quando si tenta di vietare il titolo di Corredentrice, non si sta correggendo un presunto eccesso devozionale; si sta negando, di fatto, la logica stessa dell’Incarnazione e della Redenzione così come Dio ha voluto realizzarle. Dio non ha redento il mondo senza Maria, né ha voluto salvarci prescindendo dal suo consenso, dalla sua maternità reale, dalla sua partecipazione singolare — subordinata e dipendente, ma reale — all’opera salvifica del Figlio.

La strategia è antica. Quando il nemico non può colpire direttamente Cristo, colpisce sua Madre. Quando non può negare apertamente la divinità del Verbo, tenta di diluire il ruolo di Colei che Lo ha generato secondo la carne. Così si sminuisce il mistero, si disattiva il soprannaturale e si riduce la fede a un moralismo disarmato. Il risultato è una Chiesa senza mura, una città aperta a tutti i venti, esposta all’intemperie dottrinale e all’orfanezza spirituale.

La Sacra Scrittura colloca Maria al centro del combattimento fin dall’inizio. Sulla soglia della Genesi risuona la promessa fondativa: Porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua; Ella ti schiaccerà il capo (Gen 3,15). L’inimicizia proclamata da Dio non è parziale né negoziabile: è totale. Dove c’è inimicizia assoluta, non c’è alcun patto possibile con il nemico. Qui si trova la radice biblica dell’Immacolata Concezione e del ruolo difensivo di Maria nella storia della salvezza.

L’Apocalisse riprende questa chiave con linguaggio profetico: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle, perseguitata dal Dragone (Ap 12). La Tradizione ha sempre visto qui Maria e la Chiesa inseparabilmente unite. Il Figlio che nasce dalla Donna è Colui che deve governare le nazioni; l’odio del Dragone si dirige dunque contro la maternità che introduce il Redentore nel mondo. Attaccare Maria significa allinearsi, consapevolmente o meno, alla logica del Dragone.

La logica di Dio è mariana fin dall’Incarnazione. Il Verbo non ha assunto la carne in astratto, ma in un seno concreto. La fede cattolica non si limita ad affermare verità concettuali, ma confessa il modo reale, storico e voluto da Dio della nostra Redenzione. Avvenga di me secondo la tua parola (Lc 1,38): la salvezza entra nel mondo attraverso un sì libero, consapevole e obbediente. Maria non è un canale passivo, ma una collaboratrice reale, scelta e preparata da Dio.

Per questo i Padri della Chiesa hanno visto in Maria la Nuova Eva. Sant’Ireneo insegna con chiarezza che, come per la disobbedienza di una vergine l’uomo fu incatenato alla morte, così per l’obbedienza di una Vergine fu sciolto il nodo della disobbedienza. Questa dottrina, ripetuta lungo i secoli, non è poesia, ma teologia solida: il nodo viene sciolto dall’obbedienza di Maria, e ciò implica una cooperazione reale nel disegno salvifico.

Qui si comprende il senso autenticamente cattolico del titolo di Corredentrice. Cristo è l’unico Redentore in senso pieno, sufficiente e assoluto. Nessuna creatura può aggiungere qualcosa al Suo sacrificio. Ma Dio ha voluto associare liberamente delle creature alla Sua opera, e in modo unico la Madre del Redentore. Maria coopera alla Redenzione con il suo fiat, con la sua maternità, con l’offerta interiore ed esteriore del Figlio, soprattutto ai piedi della Croce.

Stavano presso la Croce di Gesù sua Madre (Gv 19,25). Questa affermazione evangelica ha una densità abissale. Maria non fugge, non protesta, non si ribella: rimane. E dalla Croce Cristo pronuncia il Suo testamento: Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua Madre (Gv 19,26–27). La maternità spirituale di Maria nasce dal sacrificio redentore. Straparla dal centro della fede significa disobbedire all’ultimo atto del Redentore.

Anche Cana rivela la funzione mariana. Non hanno più vino (Gv 2,3). Maria intercede e poi insegna alla Chiesa la via sicura: Fate quello che Egli vi dirà (Gv 2,5). La vera mariologia non si ferma a Maria, ma conduce a Cristo. Tuttavia conduce con autorità materna. Il primo segno avviene per mediazione mariana, e da allora risulta chiaro che dove Maria è accolta, Cristo si manifesta.

La Tradizione ha inoltre riconosciuto in Maria l’Arca della Nuova Alleanza. Come l’Arca conteneva le tavole della Legge, Maria contiene il Verbo vivente. Il parallelismo biblico tra Davide e l’Arca (2 Sam 6) e l’incontro di Elisabetta con Maria (Lc 1,43) non è accidentale: la Scrittura stessa prepara questa lettura tipologica.

I Padri hanno cantato questa verità con unanimità morale. Sant’Efrem l’ha chiamata dimora dell’Altissimo e giardino sigillato; sant’Ambrogio l’ha contemplata come tipo perfetto della Chiesa vergine e madre; sant’Agostino ha affermato che Maria concepì prima nella mente e poi nel seno, sottolineando che la fede precede la carne. Tutti convergono sull’essenziale: la grandezza di Maria è inseparabile dalla grandezza di Cristo.

Per questo la Chiesa l’ha invocata come Torre di Davide: alta, forte, inespugnabile. La torre non è ornamento, è difesa. Una Chiesa senza torre resta cieca e vulnerabile. L’inimicizia assoluta tra Maria e il serpente protegge il Corpo di Cristo nei tempi di confusione.

Quando il mondo moderno pretende una fede senza mediazioni, dimentica che Dio ha voluto mediazioni: profeti, apostoli, sacramenti, una Chiesa visibile… e una Madre. Il rifiuto della mediazione mariana conduce sempre a una fede diluita, senza altare, senza dogma e senza Croce.

Avanti, dunque, con Maria. Turris Davídica, Mater Ecclesiae, Donna annunciata nella Genesi e manifestata nell’Apocalisse, Arca viva del Verbo eterno, Madre salda ai piedi della Croce quando quasi tutti fuggirono. Che il Cielo conceda alla Chiesa il dono di tornare a cantare le sue grandezze senza paura e senza ribassi, perché solo così si custodisce integro il mistero di Cristo, unico Redentore, e si preservano i fedeli dall’intemperie degli errori e dall’orfanezza spirituale.

E questo non è un’astrazione. È esattamente ciò che ha fatto la vera Chiesa, il piccolo resto fedele alla Tradizione, per mano di Leone di Maria, l’8 dicembre a Milano. Di fronte alla confusione promossa da Fernández e Prevost, e alla deriva dottrinale che ruota attorno all’idolo umano di Bergoglio, quel giorno la Chiesa ha confessato pubblicamente ciò che ha sempre creduto: che Maria non si negozia, non si silenzia e non si sminuisce.

Da allora la Chiesa ha parlato. Non l’apparato, non la struttura, ma la Chiesa reale. Alla luce delle Scritture, dei Padri e della Tradizione viva, è chiaro che il cammino sicuro non è il ribasso, ma la fedeltà; non il silenzio, ma la lode.

Laus Deo. Avanti con Maria. Perché finché Ella rimane al centro, Cristo non sarà tradito e il piccolo resto non resterà mai senza difesa.

 

 

 

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